Proproniamo un estratto da uno dei saggi più belli di Ralph Waldo Emerson, Self-reliance, tradotto in italiano con Fiducia in se stessi.

The nonchalance of boys who are sure of a dinner, and would disdain as much as a lord to do or say aught to conciliate one, is the healthy attitude of human nature. A boy is in the parlour what the pit is in the playhouse; independent, irresponsible, looking out from his corner on such people and facts as pass by, he tries and sentences them on their merits, in the swift, summary way of boys, as good, bad, interesting, silly, eloquent, troublesome. He cumbers himself never about consequences, about interests: he gives an independent, genuine verdict. You must court him: he does not court you. But the man is, as it were, clapped into jail by his consciousness. As soon as he has once acted or spoken with eclat, he is a committed person, watched by the sympathy or the hatred of hundreds, whose affections must now enter into his account. There is no Lethe for this. Ah, that he could pass again into his neutrality! Who can thus avoid all pledges, and having observed, observe again from the same unaffected, unbiased, unbribable, unaffrighted innocence, must always be formidable. He would utter opinions on all passing affairs, which being seen to be not private, but necessary, would sink like darts into the ear of men, and put them in fear.

These are the voices which we hear in solitude, but they grow faint and inaudible as we enter into the world. Society everywhere is in conspiracy against the manhood of every one of its members. Society is a joint-stock company, in which the members agree, for the better securing of his bread to each shareholder, to surrender the liberty and culture of the eater. The virtue in most request is conformity. Self-reliance is its aversion. It loves not realities and creators, but names and customs.

Whoso would be a man must be a nonconformist. He who would gather immortal palms must not be hindered by the name of goodness, but must explore if it be goodness. Nothing is at last sacred but the integrity of your own mind. Absolve you to yourself, and you shall have the suffrage of the world. I remember an answer which when quite young I was prompted to make to a valued adviser, who was wont to importune me with the dear old doctrines of the church. On my saying, What have I to do with the sacredness of traditions, if I live wholly from within? my friend suggested, — “But these impulses may be from below, not from above.” I replied, “They do not seem to me to be such; but if I am the Devil’s child, I will live then from the Devil.” No law can be sacred to me but that of my nature. Good and bad are but names very readily transferable to that or this; the only right is what is after my constitution, the only wrong what is against it. A man is to carry himself in the presence of all opposition, as if every thing were titular and ephemeral but he. I am ashamed to think how easily we capitulate to badges and names, to large societies and dead institutions. Every decent and well-spoken individual affects and sways me more than is right. I ought to go upright and vital, and speak the rude truth in all ways.

La noncuranza di ragazzi che hanno il pranzo assicurato e che disdegnerebbero, simili a grandi signori, di fare o di dire alcunché che suoni come pacato e conciliante, è l’atteggiamento stesso, sano è solido, della natura. Un ragazzo è in un salotto ciò che è la platea in un teatro: indipendente, irresponsabile, osserva dal suo cantuccio uomini e fatti che gli passano davanti, li giudica, trincia sentenze sui loro meriti, nel modo rapido e sommario dei ragazzi, definendoli buoni, cattivi, interessanti, stupidi, eloquenti, fastidiosi. Né si dà mai pensiero di conseguenze e di interessi; egli emette un verdetto assolutamente indipendente, genuino. Siete voi che dovete corteggiarlo; non sarà certo lui a corteggiare voi. L’uomo invece è, per così dire, sbattuto in prigione dalla sua stessa consapevolezza. Non appena ha finito di agire o di parlare con un certo éclat, ecco che è già una persona consegnata a un suo impegno, tenuta d’occhio dalla simpatia o dall’astio di centinaia di persone, dei cui sentimenti non potrà, d’ora in avanti, non tener conto. Non c’è un fiume Lete per questo. Ah, se gli fosse ancora possibile rientrare nella sua neutralità! Solo chi riesce a evitare tutti i vincoli e, avendo osservato, a osservare ancora, dall’alto della sua imperturbabile, inviolata, incorruttibile e impavida schiettezza, deve sempre essere oggetto di rispetto. Solo lui potrebbe pronunciare le sue opinioni su tutto ciò che accade, opinioni che, non essendo considerate mai di carattere personale ma generali e necessarie, penetrerebbero come dardi nell’orecchio degli uomini, ponendoli in timore e rispetto.

Sono queste le voci che noi udiamo in solitudine, ma che diventano fioche e non più udibili appena rientriamo nel mondo. La società dovunque cospira contro la maturazione di ciascuno dei suoi membri. La società è come una compagnia i cui soci hanno concordato che al fine di meglio assicurare il pane a ciascun azionista, colui che lo mangia rinuncia però a libertà e cultura. La virtù più ricercata è il conformismo. La fiducia in se stessi ne è la piena antitesi. Il conformismo non ama le realtà vere, né gli spiriti creativi, ma solo nomi e consuetudini.
Chiunque voglia essere un uomo, dev’essere un non-conformista. Chi vuol cogliere palme immortali non deve farsi intralciare dal nome della bontà, ma deve indagare se di bontà si tratta. Niente è infine sacro al di fuori dell’integrità della mente. Assolviti da te stesso, e avrai il suffragio del mondo. Ricordo una risposta che, giovanissimo, diedi con prontezza a uno stimato consigliere che era solito importunarmi con le sue care, antiquate teorie chiesastiche. Alla mia domanda: «Che ho io a fare con la sacralità della tradizione, se io vivo totalmente della mia interiorità?», quell’amico rispose: «Ma simili impulsi possono venirti dal basso, non dall’alto». E io: «A me non sembra che siano tali; ma se io sono il figlio del diavolo, vivrò allora da diavolo!». Nessuna legge può per me essere sacra se non quella della mia natura. Buono e cattivo sono solo nomi da applicare celermente a quello o a questo; è giusto solo ciò che è consono alla mia costituzione, è ingiusto ciò che le si oppone. Ognuno dovrebbe portarsi davanti a ogni ostacolo come se ogni cosa fosse solo apparente ed effimera, tranne lui stesso. Provo un senso di vergogna quando penso con quanta facilità tutti finiamo invece col capitolare di fronte a nomi e insegne, grandi società e istituzioni defunte. Ogni individuo decoroso, di cui si parli più o meno bene, mi influenza e mi domina più di quanto non sia giusto. Dovrei procedere diritto e deciso, ed esprimere in ogni maniera la rude verità delle cose.

 – Emerson, R. W (2004). Essays and poems. New York. Barnes and Noble Classics.

– Emerson, R. W. (1998). Natura e altri saggi. Tr. it. Tommaso Pisanti. Milano. Biblioteca Universale Rizzoli.

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